Tel Aviv: za’atar addicted


Tel Aviv: za’atar addicted

Ho voglia di ricominciare da qui,

da un viaggio legato ad una terra di grande complessità ma estremamente vivace, viavai di popoli, luogo di incontri fra uomini  provenienti da ogni parte del globo. Era da molto tempo che aspettavo di poter scrivere dei posti meravigliosi che avevo visto pedalando fra le strette vie incastonate da piccoli edifici in stile Bauhaus nella bianca Tel Aviv.

L’avventura di Moki si è conclusa da poco ed è arrivato il momento di ristrutturare la mente e riorganizzare le idee date da esperienze e ricordi. E Tel Aviv è senza dubbio un bellissimo modo per riprendere  in mano il cammino di queste pagine scritte spesso a singhiozzo e per riassaporare la mia continua attrazione verso un Medio Oriente che è fascino e contraddizione.

Un detto popolare dice: “Gerusalemme prega, Tel Aviv si diverte”

Tel Aviv era sulla mia lista dei desideri da chissà quando, ma rimaneva sempre accantonata per qualcos’altro di più importante o per quel senso di insicurezza che qui in Occidente si tende ad enfatizzare. In realtà vi accorgerete che una volta arrivati a Tel Aviv ci si sente immersi da una sensazione di grande protezione (quella che in Italia invece sembra mancare).

Tel Aviv è brulicante di vita, ad ogni ora del giorno e della notte. La gente è bella, ti accoglie come se fossi un vicino di casa e ti fa vivere questa città con una ventata di freschezza e gioia e con la voglia di scoprire. Vi accorgerete che potrebbe essere la città ideale in cui vivere: clima mediterraneo, locali in ogni dove e di ogni genere, mare caldo e limpido, spiagge dorate e pulitissime, ospitalità senza eguali e ambiente dinamico e cosmopolita. E poi il cielo, di un blu sconfinato e profondo.

Forse però ciò che mi ha spinto ad arrivare sino a qui è stata la mia ricerca di Za’atar (in arabo: زعتر in ebraico זעתר‎) e il gusto per una cucina che è il frutto di culture culinarie (המטבח הישראלי) mischiate in modo indistricabile.

Pensate che per mesi, dopo aver letto Jerusalem di Yotam Ottolenghi, setacciai ogni singolo negozio etnico di Trento senza trovarne neppure una traccia.

Ricordo che un giorno, frugando tra i banchi di spezie di un negozietto halal e chiedendo al proprietario pakistano se ci fosse possibilità di reperirlo, venni subito interrotta da un giovanissimo cliente che con sguardo stupito mi disse: “Come mai usi zaatar? Di dove sei? Mia madre lo utilizza per insaporire moltissimi suoi piatti ed è il sapore che mi ricorda più di tutti casa, in Terra Santa“. Beh, l’incontro con questo giovane studente israeliano è stata una rivelazione, o meglio, è stata la conferma di come il cibo sia veicolo di conoscenza e sapere. Non finirò mai di ripetere che si può viaggiare stando comodamente seduti ad un tavolo imbandito con sapori e pietanza che arrivano da lontano…

Doverso, a questo punto arrivati a Tel Aviv e come prima meta del weekend,  la visita al mercato più grande e più vivace di tutta la città: Carmel Market. E qui inizierete a perdervi tra banchi di frutta fresca e frutta secca, banchetti di pane appena sfornato e ovviamente montagne di spezie e montagne di Za’atar, che mi accorgo solo ora di non avervi detto cosa sia: si tratta di un mix di foglie di issopo e sommacco con l’aggiunta di sesamo tostato e sale. Ha un colore inconfondibile, così come il suo profumo, e si può spargere sopra labneh, hummus, shawarma o focacce. (In realtà ho scoperto che se volete comprare za’atar di prima qualità o altre spezie il luogo migliore è il più piccolo Levinsky Market, dove ogni giorno chef, casalinghe e gente comune giungono qui per fare la spesa.


Levinsky market

 La cucina di Juli nei pressi di Carmel Market

Se è quasi ora di pranzo e state ancora girovagando tra Carmel Market non vi resterà che assaggiare la cucina di Juli (Malan Street 42). Purtroppo il sabato il locale è chiuso e io ho potuto solo scambiare due chiacchiere con la proprietaria, Juli, intenta a cucinare polpette egiziane per il giorno seguente assieme ad un’aiutante. Perché sì, la signora Juli arrivò in Israele dall’Egitto negli anni ’50, assieme alla sua famiglia. Il suo minuscolo ristorante non è che una piccola casa con credenza bianca, foto di famiglia e qualche oggetto qua e là. Il menù è una scelta quotidiana ripescando tra le autentiche ricette della cucina egiziana.

Per pranzare su un terrazzo in riva al mare, proprio nei pressi della rinomata Alma Beach, non perdetevi la bontà dell’offerta gastronomica di Manta Ray, si per un Brunch super, sia per mangiare pesce e piatti locali strepitosi.

Girare in bicicletta è il mezzo migliore per visitare la città. Recatevi a Jaffa pedalando lungo la spiaggia che collega Tel Aviv con il suo antico antico porto e la città vecchia, dalla pronunciata impronta araba. Jaffa è unica per il panorama che offre e per le case e le piccole vie tortuose arroccate su un’altura. Ad attendervi, un albero di arancio sospeso da terra in una sorta di grande seme, simbolo della vita e dell’uomo di oggi, sempre più sradicato dal suo vero contatto con la natura ma anche simbolo di una varietà di arancia coltivata in Palestina dalla metà del XIX secolo (Oranger Sospendu, Ran Morin, 1993). A Jaffa vi si aprirà un piccolo mondo fatto di caffè, giovani creativi, negozietti di antiquariato e cianfrusaglie varie che vi faranno respirare un’aria fuori dal tempo. Impossibile non bere spremuta d’arancia e non rovistare fra la miriade di oggetti del shuk ha-pishpeshim (mercatino delle pulci del fine settimana).

A Jaffa portete assaporare il migliore hummus di tutta Tel Aviv da Abu Hassan (Dolphin Street 1). Oppure provare l’esperienza Shakshuka da Dr Shakshuka, una grande tavola calda a cielo aperto nel cuore di Jaffa per assaggiare in semplicità il gusto della cucina israeliana.

Il suo porto è uno dei più antichi mai ricordati dalla storia, nominato anche nella Bibbia come luogo di approdo per i pellegrini in Terra Santa. L’ora migliore per visitarlo è il tramonto, se poi si tratta di una calda giornata di inizio estate avrete fatto centro.  Birra fresca davanti a un cielo infuocato.

Per riposarvi e gustare un buon gelato naturale fermatevi da Anita, nel centro del quartiere più antico della città, Neve Tzedek.

Tel Aviv la sera si anima di persone e la festa  si protrae per tutta la notte. Troverete tutto quello che rispecchia i vostri gusti, anche quelli più stravaganti come mangiare cibo vegano georgiano in un locale che pullula di vita, seduti su un comodo divano, tra vecchi dischi, libri di ogni sorta e djset: Nanuchka. La sua ingegnosa ( e coraggiosa) fondatrice, Nana Shrier, ha trasformato questo spazio in una vera e propria istituzione. Qui saporitissimi Khinkali ripieni di tofu, khachapuri (pane georgiano ripieno) a base di soia e kebab di carciofi. Ha stupito il palato più scettico in assoluto, quello di mio marito, ignaro di mangiare vegano e entusiasta per l’esperienza.

Altro luogo cult da visitare per poter gustare levivot batata (frittelle di patate dolci) è Orna & Ella, in Sheinkin Street, all’inizio degli anni ’90 simbolo della Tel Aviv hippy, oggi zona dominata da caffè e boutique alla moda. Il cibo è ottimo, freschissimo e legato a prodotti israeliani. Le frittelle vi verranno servite con cetrioli, pomodori e una salsa di yogurt molto gustosa. Lasciate un posticino per i dolci, sono eccezionionali!

Tel Aviv sta diventando sempre più viva sulla scena artistica contemporanea. Pullulano gallerie e spazi museali come l’Herzliya Museum of Contemporary Art, il Museo del Design di Holon, progettato da Ron Arad e  l’Helena Rubinstein Pavilion.

Piatti vegani georgiani da Nanuchka

Soggiornate nel centralissimo e super originale Cucu Hotel!

Tel Aviv,

ci rivedremo presto!

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