Un viaggio a bordo di una teiera: i tè di Terre d’Oc


Un viaggio a bordo di una teiera: i tè di Terre d’Oc

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Oggi voglio parlarvi di tè. E soprattutto di una piccola maison provenzale che dal 1995 riscopre l’arte dell’accoglienza in antiche miscele i cui aromi si ispirano alle tradizioni di paesi lontani. Terre d’Oc e i suoi Tè dell’Ospitalità sono il frutto di un’accurata selezione delle migliori qualità di tè biologico proveniente dalle varie regioni del mondo in cui la pianta di Camellia sinensis viene coltivata, basandosi su un commercio leale e solidale, nel rispetto dei lavoratori locali e dei consumatori.

Ho scoperto questi tè per puro caso, passeggiando con mio marito tra le piccole stradine di Roussillon, nel Luberon (Provenza), ormai qualche anno fa. Ero rimasta colpita dalle confezioni, dalla decorazione così colorata delle boits. Non ne avevo mai sentito parlare fino a quel momento ma dopo averli conosciuti me ne sono innamorata.  Ho cercato con tutte le mie forze di portarli nel mio piccolo Bistrot per farli gustare davanti ad un buon dolce, durante i pasti o come regalo o piacevole momento di svago a casa propria. E ci sono riuscita, con il tempo, ma ci sono riuscita.

Il tè mi affascina, da sempre. Perché qui dove il caffè regna sovrano, il tè è in grado di raccontare storie di viaggi attraverso montagne, pianure e oceani; storie di incontri e culture. Da sempre e in tutto il mondo gesto di amicizia e ospitalità.

“Il tè non ha l’arroganza del vino, né la supponenza del caffè e neppure la leziosa innocenza del cacao…” Okakura Kakuzo (1862-1913), The Book of tea.

Il tè invita a chiudere gli occhi e partire per un viaggio a bordo di una teiera. Riunisce uomini di mondi diversi. Diventa un simbolo di unione tra culture e popoli differenti, ognuno con proprie usanze e riti particolari per la preparazione.

La sua è una storia millenaria avvolta da leggende narrate a partire da un passato lontanissimo. Si racconta che la scoperta del tè risalga al 2737 a.C. grazie al mitico imperatore cinese Shen Nong. Durante una sosta da uno dei suoi lunghi viaggi, l’imperatore mise a bollire dell’acqua in una pentola di bronzo. Dopo essersi addormentato si risvegliò con il piacevole profumo emanato dall’acqua in cui erano cadute alcune foglie. Incuriosito assaggiò l’infuso e si sentì subito rinvigorito nello spirito e nel corpo.

Esiste anche una leggenda buddista databile al VI secolo d.C., periodo in cui il tè arrivò in Giappone grazie a dei monaci affascinati dalle proprietà stimolanti legate al suo utilizzo.

Sta di fatto che il tè gode del privilegio di essere una delle bevande più antiche e consumate sulla Terra. Solo in Italia il suo consumo è ancora molto esiguo, complici una cultura del caffè  e del vino molto radicate.

Tornando a Terre d’Oc e ai suoi Thés de l’Hospitalité, oggi voglio soffermarmi su tre blend che vanno a ruba: il tè nero dell’Uzbekistan con mandorle e pistacchi, il tè verde tuareg alla menta e il tè rosso della Cina.

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Lo sapevate che in Uzbekistan il tè  viene servito con mandorle e pistacchi selvatici e rappresenta la bevanda di benvenuto per eccellenza? Si serve durante tutte le ore della giornata e la consuetudine prevede che prima di essere offerto, il tè venga  riversato per tre volte dalla teiera alla tazza. L’ospitalità è parte integrante della vita di ogni uzbeko. Ecco perchè un antico proverbio dice: “Onora il tuo ospite più di tuo padre”.

Pensate che in questo paese è ancora possibile imbattersi  nelle tipiche case da tè dell’Asia centrale, le cosiddette “tchaikhanas”.  Togliti le scarpe prima di entrare, siedi a gambe incrociate e gusta il tuo tè senza latte o zucchero ma con mandorle e pistacchi selvatici.

Terre d’Oc rispetta e riflette questa antica tradizione con una miscela di tè nero dell’Uzbekistan aromatizzata con mandorle e pistacchi. Non so descrivervi quanto siano inebrianti il suo profumo e il suo sapore.

Il Marocco è uno dei più grandi consumatori di tè al mondo.  Qui il rito del tè scandisce la giornata e rinfresca lo spirito e il corpo perché adatto ad essere gustato sia freddo che caldo. Le prime foglie di tè furono importate dagli inglesi verso la metà del 1800. Gli elementi indispensabili della cerimonia sono tè verde arricchito con foglie di menta, una teiera di metallo dalla forma panciuta, un grande vassoio cesellato. Il tè marocchino viene versato in bicchieri di vetro finemente decorati tenendo la teiera molto in altro, in modo da creare una leggera schiuma superficiale ed è il padrone di casa ad offrire agli ospiti questa miscela. (La teiera che vedete qui sotto l’ho acquistata a Marrakesh da una piccolo fabbro tra i veri souk della gente del posto…)

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In particolare i nomadi Tuareg, detti anche “uomini blu”, secondo un rituale rimasto immutato nel tempo, hanno l’abitudine di porgere ai visitatori tre infusioni di questa miscela in piccoli bicchieri, dalla più dolce alla più amara, come gesto simbolico che allude alla vita, all’amore e alla morte.

Il tè tuareg alla menta di Terre d’Oc vi incanterà con il suo gusto fresco ed avvolgente. Ogni volta che ne bevo un sorso ripenso al tramonto su quella terrazza, alla brulicante Jemaa El Fna che riprende vita ai miei piedi,  al profumo della menta fresca, al cielo infuocato, allo sguardo pieno di stupore davanti ad incantatori di serpenti  e vecchi guaritori, mentre una coltre di fumo si alza all’orizzonte…

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Marrakesh, Jemaa El Fna

La Cina è il secondo paese produttore di tè al mondo e anche uno dei maggiori consumatori. La tradizione prevede che l’ospite venga accolto con una tazza di tè e se l’ospite è particolarmente illustre che il tè sia della migliore qualità e servito con il servizio più prestigioso.

Nella regione meridionale dello Yunnan, nel sud della Cina, si usa bere un tè rosso , color ruggine e dal gusto pieno ed avvolgente,  che in realtà è un tè nero sottoposto a lungo processo di lavorazione: le foglie, dopo essere state fermentate, vengono ribagnate e rifermentate una seconda volta in umide grotte calcaree. La permanenza in queste grotte, lunga in alcuni casi anche sessant’anni, rende le foglie di questo tè estremamente pregiate, povere di teina e molto ricche di proprietà antiossidanti.

Qi’Mén, il più famoso tè rosso in commercio, conosciuto oggi come Keemun, è considerato come il miglior tè rosso ed è realizzato in seguito a particolari conoscenze per ottenere strisce di foglie sottili, senza strapparle. Sviluppa aromi intensi e complessi. Il suo gusto si sposa perfettamente con il sapore fruttato e leggermente piccante della buccia di bergamotto tipica dell’Earl Grey.

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Secondo un proverbio inglese “la strada per il paradiso passa attraverso una teiera”… Allora riempite la teiera con questi ottimi tè di Terre d’Oc che troverete da Moki!

Aspetto i vostri pareri!

Tutte le fotografie sono state realizzate da Greta Farnedi.

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