Diario di viaggio: Tulum


Diario di viaggio: Tulum

Tulum. E’ stata la nostra ultima meta di un viaggio che ci ha portati ad attraversare la California macinando chilometri su chilometri. La parte finale di un sorprendente tour è stato questo angolo di paradiso.  Volo San Francisco – Cancun all’alba e solo due ore di distanza atterrati in Messico.

Qui solo ozio, lunghe passeggiate sulla spiggia e cibo. Quello non manca mai. 

Voglio scrivere tutte le mie impressioni e tutti i posticini visitati, quelli che piacciono a me e che credo rispecchino il gusto di chi legge i miei post e di chi fino a poco tempo fa è venuto a farci visita da Moki Bistrot. Due dritte che potrebbero esservi utili in futuro. Chissà.

“Ko`one`ex mull yaantal”. In lingua maya significa riconnettersi con il proprio io…

Siamo arrivati in mezzo ad una tormenta tropicale e il primo impatto non è stato proprio come lo avevamo immaginato. Fiumi di acqua, vento e caldo appiccicoso. Al nostro risveglio era già tutta un’altra storia.
Tulum è pazzesca. Sabbia bianca, vento caldo, cielo blu e nuvole che vanno e vengono. E poi distanze sconfinate di giungla impenetrabile. Eco chic, molto gipsy e molto libera. Tanto yoga ovunque e tanta natura. E tu ti ritrovi in una cabanas senza elettricità (se non la sera) ad ascoltare  il rumore delle onde, fare meditazione alle sette del mattino e a scegliere quale ristorante provare. Perché sì, ho scoperto che Tulum è una meta incredibile e inaspettata per chi desidera mangiare… Mangiare bene e a piedi nudi la maggior parte delle volte. Avevo letto da qualche parte che…

“Tulum has been organic before organic became an International need”

Ed è pura verità. Ecco alcuni miti da sfatare sulla cucina messicana e che lo spirito di Tulum sembra portare avanti:

1. Non è sempre piccante

2. Non è né grassa né unta

Mercado del dia

 Tortilla de pojo da Be Tulum


 Guacamole da Amansala Chica Eco Resort

Ingredienti locali, cibo sostenibile, rispetto per i prodotti locali. Lime e avocado sono come il pane a casa mia, dovunque e in grande quantità, ma soprattutto sono squisiti.

Immersi nella vegetazione più selvaggia e illuminati dalla luce delle candele, scopri di poter gustarti cocktail da urlo e provare una cucina sorprendente, quasi ovunque.
Ma l’esperienza più strabiliante che io abbia fatto dal punto di vista culinario è stato da Cetli, un ristorantino fuori dal perimetro più conosciuto e piuttosto anticonvezionale nello stile e per il tipo di cucina proposta. Ecco, se Moki fosse stato messicano me lo sarei immaginato proprio così: una casa ai margini della giungla, il fumo denso e inebriante dell’inceso per scacciare le zanzare, dieci tavoli, un cane che passeggia assonnato per la sala e il suono delicato di una cucina che è lì, accanto a te, perfetta nella sua semplicità grazie ad una chef (donna, nemmeno a dirlo) che riprende ricette antiche messicane e le rielabora in chiave contemporanea.

La cucina di Claudia

Cavallette + Arancia + peperoncino

Cetli, tra tradizione e innovazione

L’anima di Claudia si respira ovunque: nella marmellata di cactus abbinata al pollo e alle foglie di Chaya (La chaya è una pianta sempreverde nativa della penisola dello Yucatan. Per diversi secoli è stata l’alimento base nella dieta dei Maya, che l’avevano soprannominata Chay. Si crede possa curare ogni male!), nei feticci della Santa Muerte in veste di scheletro disposti al punto giusto, tra spiritualismo, credenze locali e contemporaneità. E poi c’è il famoso mole negro preparato con ben 56 ingredienti tra cui il notissimo chili di Oaxaca. Lei, Chef Claudia Perez Rivas, descrive il processo di creazione di questa salsa come un atto di amore interamente fatto a mano utilizzando una sorta di morataio in pietra che apparteneva alla nonna. Se poi decidete di ordinare Sopa de Lima ne rimarrete sedotti (si tratta di uno dei piatti più tradizionali della cucina yucateca, un brodo di pollo speziato con strisce di tortillas come se fossero tagliatelle).

Una donna, Claudia, capace di grande forza di volontà e decisa nel portare avanti una cucina fuori dagli schemi più conosciuti della cucina messicana. Io ho adorato questo posto fin dal primo momento. Se poi la chef ti riporta a casa perché i taxi non arrivano sin lì, allora scopri che davvero è tutto speciale.

Comunque a Tulum non avrete che l’imbarazzo della scelta in fatto di cibo. Ecco qui qualche suggerimento:

The Real Coconut. Per assaggiare Tacos e Tortillas preparate con farina di cocco, ceviche vegano e altri gustosissimi piatti molto leggeri e sani.

Hartwood. Super conosciuto e di proprietà di due newyorkesi, qui si cucina direttamente sul fuoco per tornare alle origini.

Gitano. Passate per brindare a suon di Disco gipsy e gustatevi l’atmosfera incantata di questo posto.

Casa Jaguar. Pochi piatti e ricette tropicali molto bohochic.

Macondo by Nomade. Cucina olistica a piedi nudi sulla spiaggia in un ambiente molto gipsy.

Be Tulum. Oltre che un eccezionale eco resort, offre anche una cucina molto gustosa ma orientata al benessere del corpo.

La Hojia Verde. Ristornatino vegano e vegetariano in pieno Pueblo.

Azulik. Vabbè, visitate il loro sito o la pagina Instagram e capirete perché è così speciale…

 

 

 

 

Cena da Azulik

A presto con un nuovo diario di viaggio…

Vera

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